Lavorare come traduttore in Svizzera? E’ possibile, in quanto si tratta di una professione molto richiesta, tra l’altro ci sono diverse possibilità in base alla zona in cui si decide di vivere. In Svizzera, infatti, sono ben quattro le lingue nazionali: italiano, tedesco, francese e romancio. L’idioma parlato dipende dal cantone in cui ci si trova: in totale ce ne sono 26. Del territorio svizzero oltre il 60% è germanofono, nel 20% del Paese si parla invece la lingua francese, nell’8% l’italiano e solamente nello 0,5% romancio.
Prima di partire per intraprendere l’esperienza di traduttore in Svizzera, però, è bene sapere alcune cose. A raccontarci la sua esperienza, dandoci anche tutte le informazioni necessarie per chi volesse fare questo lavoro, è Alessandro: originario di Bisceglie (un paese a 30 km da Bari, in Puglia), ha studiato al Liceo linguistico per poi trasferirsi al nord e frequentare la facoltà per Interpreti e traduttori a Trieste. Dopo di che ha deciso di compiere il “grande passo” verso la Svizzera.
Traduttore in Svizzera: tedesco-italiano
“Premetto che prima della Svizzera avevo fatto solo due scambi culturali, in Francia e in Germania, ma per poche settimane e in famiglia. Dopo di che le mie esperienze fuori dall’Italia si sono agganciate alle lingue che studiavo: all’università ho potuto fare due Erasmus, uno a Monaco di Baviera per 6 mesi e l’altro a Heidelberg per altri 6 mesi. L’unica difficoltà è stata la lingua: il tedesco studiato solo sui libri è diverso dal sentirlo parlare quotidianamente, l’impatto infatti è stato abbastanza duro. Fortunatamente, però, avevo affittato un monolocale nella stessa casa di una signora insegnante di tedesco e quindi ho avuto l’occasione di esercitarmi insieme a lei: mi dava articoli da leggere a casa, andavamo insieme a teatro e così ho fortificato il mio tedesco”.

Ma l’occasione di andare a lavorare come traduttore in Svizzera è arrivata più tardi, mentre Alessandro stava scrivendo la tesi di laurea magistrale. “Spesso in facoltà i vari docenti pubblicavano le offerte di lavoro in Svizzera, soprattutto per traduttori. Ho pensato che quindi ci sarebbe stato parecchio lavoro e quindi ho iniziato a guardare se ci fossero posizioni aperte: un giorno ho notato un annuncio in cui si cercava una persona che si occupasse di traduzione dal tedesco all’italiano in una grossa banca svizzera, non avevano specificato se si trattasse di una figura senior o junior e quindi ci ho voluto provare”.
Da lì è partito l’iter per l’assunzione come traduttore in Svizzera: dai primi colloqui alle chiamate di aggiornamento, con lunghe attese per ricevere una risposta e anche un piccolo imprevisto che avrebbe potuto invalidare la candidatura. “A inizio novembre mi hanno invitato a un primo colloquio, che alla fine è andato molto bene. Poi sono passate due settimane e temevo non fossero interessati, ma un giorno mi hanno richiamato alle 8 del mattino dicendo che erano dispiaciuti che avessi ritirato la mia candidatura. Io ero scioccato perché non lo avevo fatto: gliel’ho detto, dunque mi hanno fissato per un secondo colloquio perché erano interessati a un mio inserimento come potenziale dipendente. Lì sono stato sottoposto anche a un test di traduzione molto tecnico su temi finanziari, ero un po’ amareggiato perché il colloquio era andato bene ma il test pensavo di no. Nel frattempo mi sono laureato e il 24 dicembre le risorse umane mi hanno richiamato per farmi un’offerta di lavoro come traduttore in Svizzera: il regalo di Natale più bello della mia vita, appena laureato e con un contratto a tempo indeterminato… era come vincere il terno al lotto. Ho subito accettato e a febbraio 2017 ho iniziato a lavorare a Zurigo. Ho fatto 6 anni e mezzo come traduttore in Svizzera in banca e poi ad agosto 2023 ho iniziato un nuovo lavoro in una società di consulenza e gestione patrimoniale, sempre come traduttore tedesco-italiano”.
L’impatto col dialetto svizzero

Com’è stato l’impatto con la Svizzera e con la città in cui hai iniziato la nuova esperienza? “Lì la lingua ufficiale è il tedesco, si parla e si scrive solo in tedesco. Però è diverso dalla Germania: in Svizzera a livello orale si parlano dialetti un po’ diversi, come quelli in Italia, e lo standard viene usato quasi solo nella comunicazione scritta o formale. Non capivo nulla, però gli svizzeri sono molto gentili: parlano in tedesco standard quando vedono che non capisci il dialetto ma con un accento molto tipico della Svizzera. All’inizio i miei colleghi mi parlavano in tedesco standard per darmi una mano, altri team invece parlavano in dialetto e spesso per questo mi vergognavo ad andare da loro… La situazione è durata almeno un paio di anni, poi mi sono deciso a fare un corso di tedesco svizzero zurighese con tanto di libro ed esercizi di grammatica: da lì mi sono sbloccato piano piano. Ancora non sono in grado di parlare il dialetto, però comunque se qui parli in tedesco standard ti capiscono. Qui il dialetto è motivo di orgoglio nazionale, anche in tv parlano solo dialetto svizzero. È difficile anche repertoriarlo, non ci sono veri e propri studi sui diversi dialetti ma solo su quelli di Zurigo perché è uno dei quelli portanti ed è molto simile al tedesco standard”.
Lingua a parte, la cultura e la vita in Svizzera sono molto diverse rispetto all’Italia. “Non c’è lo stesso calore umano: noi siamo più spontanei, ad esempio andiamo a fare l’aperitivo dopo il lavoro decidendolo al momento mentre qui non si può fare, la gente è molto organizzata e quindi bisogna programmare tutto con largo anticipo. Come italiano si soffre tanto la mancanza di spontaneità, io poi ho sempre vissuto alla giornata e quindi segnarmi gli eventi nel calendario dell’I-Phone è strano ma devo farlo se voglio vedermi con un amico qui. Il sistema è sicuramente molto efficiente, lo Stato molto presente e i soldi che paghi con le tasse ritornano coi servizi: mezzi pubblici ottimi, sempre puliti puntuali e silenziosi, molta educazione civica, strade pulitissime. Si respira anche molta sicurezza, anche in periferia si può camminare di notte senza paura, c’è tanto rispetto per il prossimo. Le regole sono talmente ferree che nessuno sgarra“.

Traduttore in Svizzera, pro e contro
L’aspetto che ti manca di più dell’Italia? Torneresti nel tuo Paese? “È normale sentire la mancanza della famiglia: l’aspetto più deprimente è la domenica perché qui è tutto chiuso, compresi i ristoranti e i centri commerciali; se si è solo a casa non si può uscire e la giornata diventa molto lunga. Noi siamo molto legati alla famiglia mentre loro sono più indipendenti. Comunque la mia intenzione per il momento è di restare qui, per il futuro si vedrà: io vado contro il tenore svizzero e continuo a vivere alla giornata, dove sarò tra qualche anno non lo so. Penso che ora vorrei assestarmi un attimo, quindi o rimango in Svizzera o torno in Italia; non andrei a vivere in un altro Paese, dove dovrei ricominciare da zero”.
Cosa consigli a chi vuole fare un’esperienza simile alla tua? “Di non venire qui all’avventura, a meno che non si abbia già un partner. Qui è tutto molto costoso, tra l’altro non si trova un alloggio se non si ha un contratto di lavoro. Prima si deve cercare lavoro dall’Italia e poi venire in Svizzera. Come italiano è sicuramente una bellissima esperienza ma può risultare difficile per certi versi, soprattutto per le persone molto dinamiche: qui lo stile di vita è più tranquillo. Poi il clima è molto rigido, d’inverno si sta più in casa perché fa troppo freddo, in media ci sono dagli 1 ai 3 gradi. Per il cibo consiglio sempre di mangiare internazionale perché la cucina svizzera è molto grassa (i piatti principali sono la raclette e la fonduta); mangiare fuori è però costoso: poca gente ci va spesso, per lo più nel fine settimana. Di Zurigo mi piace la tranquillità, il silenzio e il fatto che si trovi sempre posto sui mezzi pubblici: non c’è mai troppo caos né lo stress della grande città. Secondo me la chiave è sapere il tedesco già in partenza o impararlo qui man mano, per integrarsi coi locali e sopravvivere a tutte le evenienze”.



